AZIENDA

Una storia che risale agli inizi del ‘700.
Una villa settecentesca, suggestive case coloniche, una cantina, su una collina incantevole, preziosamente cesellata da viali di cipressi, pini e querce. A cavallo tra il Chianti classico e il Valdarno 130 ettari di vigneti, oliveti e boschi riacquistano il loro antico prestigio grazie alla visione e al lavoro della nostra famiglia.

Quando i tre fratelli milanesi Vanni, Carlo e Marco Cattaneo acquistano nel 2002 la proprietà li guida un’idea: valorizzare l’identità del luogo e innovare con spirito imprenditoriale, per coniugare la tradizione della cultura del prodotto toscano con il pragmatismo lombardo.

Il loro obiettivo è di creare “grandi” vini piacevoli al gusto, eleganti, rispettosi dei vitigni locali ma curati con moderne tecnologie; produrre olio di oliva, esaltando la grande, naturale vocazione del territorio.

Il lavoro in vigna nel periodo iniziale è stato caratterizzato da importanti opere di rinnovamento. Dopo l’estirpazione e il livellamento dei terreni è seguita una rippatura incrociata profonda e la realizzazione di drenaggi e canalizzazioni di raccolta per evitare dannosi ristagni d’acqua. Di pari passo si è provveduto anche ad eseguire tutte le manutenzioni sul patrimonio viticolo esistente reintegrando le fallanze e sostituendo pali e fili dove necessario. L’ottima esposizione e conformazione dei terreni le condizioni microclimatiche, la densità delle viti, che in alcuni casi arriva a 6000 piante per ettaro.

In una fase successiva l’aratura e la concimazione guidata da preliminari accurate analisi dei suoli. Poi la messa a dimora di barbatelle selezionate e certificate. Infine la struttura di sostegno realizzata con pali di castagno rispettando la tradizione dei luoghi sono accompagnate da una meticolosa attività sul campo: potatura invernale, trattamenti fitosanitari mirati, secondo normativa per il biologico,  potatura verde, diradamento dei grappoli e defogliazione. Il tutto mirato ad ottenere uve sane, mature, ricche di profumi e corpo.

La raccolta manuale dei grappoli provenienti dai diversi appezzamenti avviene utilizzando solo cassette, conferite rapidamente in cantina. Qui le uve dopo un’attenta selezione vengono diraspate senza pressatura e immesse in modo soffice in piccole vasche di acciaio condizionate termicamente, rispettandone la provenienza per appezzamento e varietà.

Le successive operazioni di cantina prevedono opportune pratiche di follatura, rimontaggio e delestage che consentono di ottenere la massima estrazione del colore e  tannini estremamente fini e  dolci nonchè il mantenimento di tutte le componenti aromatiche. Terminata la prima fermentazione, i vini vengono portati in chai dove in piccoli fusti di rovere completano, sempre separatamente per vigneto e varietà, la fermentazione malolattica, così da conservare le loro caratteristiche peculiari.

L’assemblaggio è studiato con fantasia e rigore, controllato da meticolosi assaggi per ottenere un bland stimolante nel rispetto della continuità. Messo in bottiglia, il vino riposa alcuni mesi affinando le sue qualità, prima di essere posto in commercio.

LA VILLA SETTECENTESCA

Immobile di pregevole fattura architettonica, tipica del settecento toscano (1750), articolato in tre piani fuori terra, oltre a porzione seminterrata: è ubicato in posizione dominante rispetto al territorio circostante,in posizione panoramica sul Valdarno, ed è caratterizzato da un pregevole inserimento ambientale e da ampi spazi pertinenziali posti sul fronte e sul retro del corpo di fabbrica.

La villa, al proprio interno, conserva inalterati l’originaria tipologia d’impianto e gli elementi architettonici tipici dell’epoca; tutti i locali principali sono affrescati.
In passato, stando ai racconti dei vecchi agricoltori della zona, l’edificio non ha destato solo ammirazione per le sue caratteristiche architettoniche, ma anche timore per la sua fama di luogo popolato da presenze soprannaturali. Il tutto era legato a una leggenda diffusa nell’ambiente rurale che identificava il posto come “Palazzo ai diavoli”. Tutto era iniziato, così vuole la tradizione popolare, dal racconto di alcuni coloni che asserivano di aver visto, nella notte, delle cupe ombre ammantate aggirarsi nei dintorni dell’edificio. In realtà, altro non erano che le sagome di qualcuno che, approfittando dell’oscurità, si recava a qualche incontro galante.

Sull’area pertinenziale, defilata alla vista da un filare di cipressi, vi è una caratteristica cappella con abside, realizzata in pietra a facciavista, denominata San Jacopo a Castiglioni (ne viene fatta menzione in mappe risalenti al XVI sec.).